Ormai da tempo i fattori critici di successo dell’impresa sono quasi del tutto ininfluenti al fine del conseguimento  di successi nel business/prodotto nazionale. Questo non significa che le aziende abbiano livellato i loro relativi potenziali, esistono sempre operatori di qualità alta e altri meno “bravi”.
Tuttavia, salvo qualche azienda supportata da idee di eccellenza o chi ha pensato di esternalizzare la produzione, e non solo quella, le aziende italiane, start-up comprese, si trovano a fare i conti con fattori esterni di costo tali da annullare qualsiasi sforzo creativo o tecnologico.

Meglio non entrare nel merito del settore ricerca, il quale sta vivendo i peggiori anni della propria storia sul territorio italiano e sta quindi emigrando nel nord Europa.
Non è un caso il fenomeno della fuga dei cervelli…..
Quanto è sostenibile uno Stato che vuole far ripartire il paese Italia, immettendo micro-agevolazioni ad aziende e lavoratori , se poi la tassazione agli stessi soggetti varia dal 42% AL 47% ?
Quanto è affidabile uno Stato dove l’energia è ormai un lusso? L’energia, che è alla base dell’impresa produttiva (dalla rivoluzione industriale in poi almeno) soffre di accise governative ingiustificabili ed aliquote IVA (imposta di valore aggiunto che non aggiunge nessun valore… anzi…) alle quali lo stato dovrebbe assolutamente rinunciare.
La politica, di questi tempi, dovrebbe somigliare ad un protocollo di emergenza attraverso il quale si accompagna il sistema industriale e commerciale italiano, fuori da questa fanghiglia che ci tiene ancorati al suolo.
Altro che sblocca Italia ! L’Italia, prima di ripartire, deve iniziare a respirare, e per questo serve ossigeno!

Detassare l’energia e renderla più accessibile, abbassare considerevolmente la pressione fiscale sulle imprese e sugli individui sono passi senza i quali il paese non ripartirà.
Non so quanto questo possa essere di destra o di sinistra e non mi interessa, fate voi, ma questo è!

Morale della favoletta
Per quanto spremeremo le meningi alla ricerca della “buona idea”, per quanto lavoreremo tanto e bene, per quanto saremo attenti ad ogni singolo euro presente in ogni angolo del nostro Profit&Loss, i fattori esterni di costo saranno sempre li a vanificare i nostri sforzi.

Sempre limitati a dover amputare sezioni di progetto per adeguare i costi progettuali ad oneri alieni al progetto stesso, provenienti dall’esterno con un impatto troppo dirompente perché l’Italia possa avere successo.
Ho l’impressione che il paese sia sulla strada sbagliata e per giunta in salita, e che chi lo guida non abbia proprio la minima idea di come portare la nave, o al largo, o in porto!

In Italia siamo riusciti a rendere inutile uno dei pilastri del BPR degli anni 90, “ripensare l’azienda” non sarebbe venuto in mente ne ad Hammer, ne a Champy, se solo avessero immaginato….. 😉

 

Convincimi che non è cosi…..

 

 

 

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