Origini

La comunicazione nasce, millennio più o meno, quando il primo dinosauro lascia nel terreno dell’era mesozoica,la prima impronta. Veri e propri messaggi destinati ad attraversare il tempo e,quindi a fornirci la fonte di conoscenza delle civiltà che ci hanno preceduto sul pianeta.
Successivamente messaggi decisamente più facili da interpretare, graffiti, che arrivano a noi senza soluzione di continuità, dalle parti più remote della terra.
Messaggio inconsapevole il primo, l’impronta, e decisamente più cosciente il secondo.

Potevano esistere almeno un paio di buoni motivi per disegnare graffiti sulle pareti di roccia, il primo molto simile ad una forma d’arte, la decorazione del “focolare domestico” e un secondo, a noi più famigliare, creare messaggi da tramandare ai posteri. Una sorta di primitiva forma di scrittura.

E’ facile comprendere la consistenza e l’indelebile forma delle comunicazioni che ci arrivano dal passato, centinaia di migliaia di anni orsono.
Molto più anziani di qualsiasi forma di messaggio moderna o digitale, se preferite. Sebbene, il processo comunicativo di quel tempo fine a se stesso, non abbia subito grandi cambiamenti.

CICLO COMUNICATIVO (Strutturato)

LA COMUNICAZIONE INCAPSULA MESSAGGI CREATI ATTRAVERSO LA CONDIVISIONE DI

  • ANALISI
  • RISULTANZE
  • VERIFICHE
  • TESI E TEST
  • ESORTAZIONI COMPORTAMENTALI
  • MESSAGGI E/O INFORMAZIONI DI QUALSIASI ALTRO GENERE

Maggiore sarà la qualità del messaggio da divulgare quanto maggiore sarà  la condivisione all’interno del team di lavoro che ne crea l’identità comunicativa.

Tornando nel mesozoico, se fosse stato rinvenuto un solo campione di graffiti preistorici, avremmo ricevuto un messaggio di bassa qualità, e quindi avremmo potuto avere solo un’idea di ciò che l’uomo di quel tempo intendeva comunicare.

Rinvenendo, invece, numerosi campioni, possiamo avere informazioni di varia natura, es. la collocazione geografica, gli spostamenti delle comunità, le presenze zoologiche presenti in determinati luoghi.
Quindi, maggiore condivisione maggiore accuratezza di comunicazione delle informazioni.

È quindi durante la fase di assemblaggio del messaggio che la condivisione riveste il ruolo predominante, garantendo confronto, contraddittorio all’interno del team, e quindi innalzamento della qualità. Non è ,però , la sola fase in cui troveremo a dover forzare la condivisione delle informazioni. Cambieranno gli attori ma la condivisione sarà ancora protagonista.

Assemblato  il messaggio sarà importante scegliere canali comunicatori adeguati allo scopo, che garantiscano un puntuale e preciso recapito del nostro elaborato per la sua divulgazione. Viene cioè reso pubblico. Nella scelta molto giocherà il tipo dì destinatario a cui vogliamo rivolgerci.

Altrettanto importante sarà la modalità di somministrazione  del messaggio. Il livello di curiosità che sarà scatenato , determinerà l’innesco della seconda fase di condivisone, non più a carico del team di lavoro ma dei destinatari del messaggio, chiamiamola condivisione esterna, così come abbiamo detto poco fa.

Se siamo stati bravi, il livello di condivisione fra destinatari potrebbe rivelarsi addirittura di livelli ossessivi, comunemente considerata virale. La viralità, infatti, non è quasi mai studiata a tavolino, verosimilmente si ottiene creando un messaggio in modo ordinato, e secondo i criteri  qualitativi elevati, compresi i criteri di creatività naturalmente.

in questa fase non è il momento per approfondire i temi in questione, che andrebbero comunque analizzati separatamente. È importante, invece, individuare il ruolo di CONDIVISIONE, COMUNICAZIONE e DIVULGAZIONE all’interno di un ciclo comunicativo ordinato e strutturato, con l’obbiettivo di assegnare le giuste tasks nel giusto posto ed al tempo giusto. Solo così otterremo un messaggio efficace ed una poderosa condivisione esterna.

Questo modello comunicativo, oggi utilizzato da moltissimi grandi comunicatori, se ci pensate, somiglia molto a quello in uso nelle famiglie degli anni ’20, quando seduti intorno ad un tavolo, scrivevano tutti insieme lettere a famigliari lontani, o magari al fronte. Tutti insieme, ovvero team, confronto e condivisione di notizie, idee ed emozioni.

Per chiudere, e magari torneremo con dettagli e curiosità, nel mondo animale esistono specie che, istintivamente, attuano le modalità comunicative appena descritte, con il “vantaggio” di non potersi basare sul pensiero logico. La certezza che è il modo giusto di comportarsi, per queste specie, è quindi codificato nella loro natura, nel loro istinto di conservazione . Ma questa è tutta un altra storia 😉

 

 

 

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