Perchè sulla rete proliferano le bufale ?

Siamo tutti d’accordo su una cosa, le bufale non nascono a causa di errori e nemmeno per la cattiva interpretazione di notizie.
Nella stragrande maggioranza dei casi, vengono attentamente orchestrate con una precisa strategia di fondo, orientata quasi sempre alla collezione di click che si trasformano in dollaroni ed eurini attraverso inserzioni pubblicitarie  sul modello AdSense.
In altri casi, i creatori di fake news, mirano a screditare personaggi pubblici, spesso politici, attribuendo loro, ad esempio, frasi mai pronunciate e quasi sempre totalmente antipopolari, tanto da ottenere centinaia di migliaia di condivisioni, per effetto della facile presa sul pubblico. Anche in questo caso, raccogliere qualche dollaro diventa estremamente semplice.
Ogni bufala che si rispetti, vive sempre parallelamente a fatti reali simili ad essa, che naturalmente ne facilitano credibilità e persistenza attraverso condivisioni sui social media, e spesso non solo su quelli.

I social media, terreno di conquista

Naturalmente i social media rappresentano la grande piazza dove raccogliere consensi e scatenare una sorta di condivisione compulsiva della notizia! la così detta viralizzazione . Tuttavia sui social non avrete una visione completa di cotanto scoop, ma quasi sempre una foto, qualche riga che allude alla notizia e, naturalmente, il link che vi porterà nella tana del lupo 😊, il sito dove troverete la vostra bella bufala pronta per il consumo, oltre ad un oceano di adSense box, stile campo minato, dove inevitabilmente finiremo per far cascare il mouse pointer !

Un esempio di fake news virale diventata trend in poche ore? Recentissima, la prima bufala sul governo Gentiloni, spiegata nel dettaglio da Repubblica.

Quando la bufala supera la realtà !

In più di un caso abbiamo assistito a bufale rese virali al punto da influenzare alcune fra le maggiori testate giornalistiche del paese. Vere e proprie panzane rilanciate dalla stampa ufficiale.
Del resto, i nomi di dominio internet dei siti bufalari sono studiati per trarre in inganno, soprattutto, chi tende a leggere velocemente e prestando poca attenzione. Spesso anagrammando i nomi delle testate più note, creando logos che facilmente ingannano anche l’occhio più attento.
Si tratta di veri e propri editori di bufale, ben organizzati, senza il minimo scrupolo, disinformazione a tutta!

Facebook Journalism e fake news

Recentemente Mark Zuckenberg ha confermato l’impegno della piattaforma a combattere le bufala, ricordando però che non è stata pensata come news container.
L’impegno del Ceo di Facebook si limita a consegnare un nuovo bottone agli utenti che saranno giudici della veridicicità delle notizie che avranno modo di leggere e quindi validare o meno, secondo loro giudizio.
Alle fake news, che non saranno cancellate, verrà applicato un declassamento nella timeline, posts provenienti da pagine, utenti e siti considerati inaffidabili verranno sottoposti al controllo di agenzie come Abc News, Politifact, e FactCheck.

Sempre tenendo ben in mente che niente può proteggerci dalle bufale come lo spirito critico ed il buon senso!

 

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