Dalla riforma del lavoro al personal brand

Il 2008 non è certo stato un anno foriero di prospettive auspicabili, e non solo per il nostro paese. Le macerie della struttura economica italiana, sono ancora visibili in ogni angolo dello stivale e, con loro, la devastazione sul fronte occupazionale.

Negli anni immediatamente successivi, i governi al timone dei paesi europei, iniziano a pagare il conto dell’impopolarità generata dalle difficoltà di gestione della grande crisi, soprattutto nell’area mediterranea, tanto che, almeno qui nel bel Paese, nel volgere di pochi mesi, la politica deve cedere il comando all’accademia.

Il prof. Mario Monti viene incaricato di formare un governo “tecnico” con il compito di tracciare le linee guida necessarie ad intraprendere la strada più breve per far si che l’Italia possa iniziare la risalita dal baratro dove è caduta.

I nuovi presupposti per trovare lavoro in Italia

Due momenti sottolineano l’inevitabile cambiamento nel mondo del lavoro, nel primo, il premier Monti decreta la fine del posto fisso, nel secondo, il ministro delle riforme Fornero invita i giovani ad essere meno “choosy” (schizzinosi).

Due fasi della politica italiana che scatenano reazioni di pensiero estremamente violento da parte dei diretti interessati, che al tempo stesso, però, si sentono spronati a muoversi, con destrezza, in un ambiente completamente diverso dal passato.

La volontà di alleggerire la pressione fiscale alle imprese, attraverso nuove forme contrattuali fra azienda e lavoratore ,alza significativamente il livello competitivo, rendendo il dipendente molto più simile ad un professionista che non al vecchio lavoratore da “posto fisso“.

Diventa molto importante gestire al meglio la propria “reputazione” attraverso un atteggiamento critico ed obbiettivo.

Basta revisionare il Curriculum Vitae ?

Questo nuovo stato di cose crea il miglior terreno possibile affinché si inizi a dare un valore nuovo a tutto ciò che rappresenta la storia professionale dell’individuo in tutti i suoi aspetti.

Credo di non aver mai sentito la parola “curriculum” tanto quanto nel periodo iniziato con il crollo della Lehman Brothers Holdings Inc, purtroppo non ancora esaurito.

Tuttavia ci si rende rapidamente conto che il vecchio CV, probabilmente, ha fatto il suo tempo, e che una parte importante della partita per la professione si gioca su altri campi.

Il web diventa l’ambiente naturale dove il “lavoratore” può far trovare la propria storia professionale e tutte le ragioni per le quali le aziende, in tutto il mondo, dovrebbero scegliere proprio lui!

La “profezia” di Al Ries, che 30 anni prima parlò di qualche cosa di molto simile al personal brand, si rivela e diventa una disciplina altamente strategica per il “posizionamento” nel mondo del lavoro del prodotto “uomo”!

Il personal brand , marketing e homo sapiens

Naturalmente, il brand personale si costruisce su elementi distintivi completamente diversi da quelli che possiamo immaginare applicati ad un prodotto commerciale, o servizio che sia. Tuttavia la tecnica e la strategia di marketing sono le medesime.

I fattori critici che contribuiscono al successo, o meno, dell’effetto Brand sul mercato sono per la gran parte caratteri personali ben custoditi dal DNA della persona.

Gentilezza, stile, capacità di contestualizzarsi, linguaggio e capacità di comunicare, sono solo alcuni dei tratti che possono contribuire a solidificare un brand personale, e tutti legati ad una predisposizione naturale, tratti caratteriali insomma.

La struttura accademica della persona, le esperienze e le competenze rappresentano i fattori aggiuntivi per il raggiungimento di un buon livello qualitativo del brand e per destinarlo al giusto settore di intervento.

Questi ultimi avranno una maggiore necessità di confrontarsi con l’ambiente circostante, non sono, infatti, doti che appartengono al nostro carattere, ma la somma della fase accademica, dell’esperienze lavorative e dell’aggiornamento periodico delle aree di interesse , senza il quale il nostro brand disperderà valore nel tempo.

La manutenzione del brand

Il personal branding non è altro che un processo, senza fine, alla ricerca dei punti di forza sui quali puntare per affermare il marchio e renderlo unico nel settore di mercato dove ci troviamo ad operare.

La meta ideale è quella di riuscire ad associare, nella mente del mercato, il nostro brand ad una precisa necessità di prodotto o servizio che sia.

Naturalmente è opportuno avere sempre sotto controllo i cambiamenti prevedibili, oltre a cercare di intuire l’imponderabile. Sempre pronti a modificare la strategia di affermazione del marchio di conseguenza. Sempre con l’attenzione che il nostro progetto merita.

Riferimenti bibliografici consigliati

Non esiste ancora una letteratura consistente su questa materia, almeno in lingua italiana. Tuttavia ciò che è stato pubblicato sino ad oggi è di altissima qualità, prodotto da autori dalle idee davvero degne di platee accademiche molto più vaste.

Su tutti preferisco Riccardo Scandellari e Luigi Centenaro, entrambi grande proattività nell’indicare le modalità di gestione e costruzione del personal brand.

  • Centenaro L. e Sorchiotti T., Personal Branding, Hoepli, 2013
  • William A. e Dib D., Personal Branding per il manager, Hoepli, 2013
  • Agostini A. e De Nardis A., La tua reputazione su Google e i Social Media, Hoepli, 2013
  • Scandellari R., Fai di te stesso un brand, Dario Flaccovio Editore, 2015

 

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