influencer marketing e terrorismo ISIS

Il terrorismo è un argomento davvero spinoso, tuttavia ignorarlo non aiuterà la causa della pace e della civile convivenza.

Oggi, giorno successivo all’attentato di Westminster a Londra, mi sono trovato, probabilmente come tutti, al caffè, dove si snocciolavano le teorie piú varie su come far si che attentati simili a quelli che hanno colpito l’Europa negli ultimi due anni, si potessero evitare futuro, o quantomeno prevenire.

E’ cosi che ho pensato di immaginare come le dinamiche digitali  possono rivelarsi utili non solo ad utenti in cerca delle caratteristiche del nuovo modello di smartphone, o studenti alla ricerca di corsi on-line, ma purtroppo anche a terroristi occasionali, conosciuti come “lupi solitari” e sparsi nelle nostre città,  in cerca di informazioni, consigli, metodi di attacco e soprattutto motivazioni e supporto da parte degli “alti ranghi” del terrorismo internazionale, del quale si sentono parte.

Il Marketing del terrore

E’ di fondamentale importanza comprendere ,che una parte della guerra al terrorismo va combattuta sulla piattaforma digitale.
La rete offre il miglior canale possibile per intrattenere relazioni di qualsiasi genere, per qualsiasi ragione o causa ed utilizzabile da chiunque, ovunque si trovi nel mondo.

Senza analizzare ciò accade nel deepWEB, ambiente sconosciuto hai più, semplicemente i social media e forum rappresentano ottimi ambienti dove reclutare “soldati“, scambiare comunicazioni, impartire ordini, organizzare meeting virtuali dove decidere dove come e quando colpire.

Esattamente come avviene per il marketing tradizionale, anche il terrorismo ha i suoi “influencers“, attivi nelle campagne di reclutamento e a lanciare esche nella rete, sempre a disposizione di chiunque aderisca alla causa dello ISIS, per conto del quale curerà le relazioni on line attraverso forum e social media, supportando chiunque manifesti adesioni alla causa.
Una vera e propria attività di recruiting e marketing con tanto di valutazione psicologica dei candidati.

Terrorismo Tecnologico

Quasi tutti i TG nazionali disegnano un terrorismo islamico sottotono, che attacca con armi bianche. Niente più azioni “spettacolari” come avvenne nel tragico 11 settembre 2001 al WTC di New York. Un terrorismo non più tecnologico, si sente dire. Errore!
Il terrorismo è più che mai tecnologico, rendendosi imprevedibile per via della strategia che ha messo sul campo, e sicuramente per le modalità di organizzazione e comunicazione attraverso il mezzo più potente in assoluto, la rete.

E’ infatti semplicissimo, per un “lupo solitario“, entrare in contatto con i coordinatori e riceverne ordini e disposizioni attraverso la rete.
Mentre è estremamente difficile, per le forze dell’ordine dei paesi occidentali, intercettare qualcuno che sceglie di attuare, in autonomia, la missione a lui assegnata utilizzando  un’automobile e due coltelli come armi.

La fase di pianificazione di questi atti criminali sfrutta tutte le risorse tecnologiche possibili, mentre la fase di realizzazione è semplificata al minimo indispensabile, rivelandosi altamente imprevedibile ed efficace.

Dove si può intervenire

Se il terrorismo è tecnologico, è con la tecnologia che possiamo iniziare a limitare i danni. Il campo di battaglia è sicuramente questo.
Tagliare i fili della rete dei terroristi, intercettando più comunicazioni e non limitandosi a chiudere i siti simpatizzanti della causa.
E, magari, che i paesi occidentali inizino a condividere ed armonizzare le informazioni di intelligence.
Da che esiste la guerra, il primo obbiettivo da colpire sono le comunicazioni.

La conferma di tutto ciò arriva dagli stessi siti vicini allo stato islamico, che anno annunciato e rivendicato l’attentato di Londra ben prima della sua esecuzione.
Il forum 4Chan, infatti, riportava l’accaduto il giorno prima dell’attentato a Westminster, attraverso un post pubblicato da un utente che si identifica con due pistole nello spazio riservato alla fotografia,  e contenente le coordinate del luogo da colpire.

Approfondimenti : su SITE Intelligence Group

 

 

 

 

 

 

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