V NIBALI
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Il 2020 in nome dei “giovani”

La stagione che si è appena conclusa ha visto prevalere giovani come Tadej Pogacar e Tao Geoghegan Hart, l’eccezione è la vittoria della Vuelta di Primoz Roglic, che comunque non può certo essere considerato un corridore a fine carriera.




Nelle corse di un giorno le cose non sono andate il modo molto diverso, il solo a vincere una classica, il Lombardia, è Jackob Fulsang (1985), tutto il resto è una questione fra gli appartenenti a questa nuova generazione di campioni della quale fanno parte Vout Var Aert, Mathieu Van Der Poel, Remco Evenepoel e mettiamoci anche Julian Alaphilippe che di anni ne ha 28.
Il quadro della situazione è ben chiaro, le strutture di promozione sportiva dei rispettivi paesi di questi campioni funziona molto meglio che in Italia evidentemente, le stesse organizzazioni governative sostengo lo sport molto più di quanto succeda nel nostro paese.

Perchè non c’è il ricambio generazionale?

Oltre ai fattori visti sopra, indubbiamente di importanza rilevante, in Italia usiamo mostrare un’eccessiva riconoscenza, indubbiamente dovuta, verso i campioni del recentissimo passato, questo eccesso spesso include, ad esempio, il sacro diritto di indossare la maglia azzurra della nazionale privando così di accumulare esperienza precocemente a giovani talenti che garantirebbero la continuità.

Non certamente produttivo , in questo caso, convocare chi ha vinto in passato a scapito di chi potrebbe, invece, garantire una performance migliore e magari vincere.
Più o meno la stessa cosa avviene nelle squadre di Giro e Tour, dove giovani di talento sono spesso relegati a fare la staffetta fra ammiraglie e capitani per il trasporto borracce, attegiamento tipicamente italiano.

Questo non accade, ad esempio, alla UAE Team Emirates, la squadra di Tadej Pogacar che a 22 anni vince il tour de France in faccia a fior di attempati campioni e senza dover consegnare acqua al domicilio di chicchessia!

Più o meno allo stesso modo Tao Geoghegan Hart ha vinto il Giro d’Italia dopo aver lottato testa a testa con Joao Almeida sino alla fine. Entrambi giovanissimi!
Jackob Fulgsang, Vincenzo Nibali e Domenico Pozzovivo, fra i favoriti e attesi a Milano, nonostante l’impegno profuso, non hanno mai rischiato di toccare la vetta della classifica.
Le squadre alle quali appartengono questi atleti hanno, guarda che combinazione, direttori sportivi italiani.
Escludiamo la UAE dove le linee guida vengono suggerite da Beppe Saronni, che fra i mille difetti, sappiamo come la pensa circa il problema del ciclismo italiano.



E quindi ?

Ora, al termine della stagione, dire che il ciclismo italiano è disastrato è del tutto fuori luogo e irrispettoso nei confronti di chi, seppur dotato di talento, disposto al sacrificio e potenzialmente in grado di lottare per i vertici, non ha avuto la possibilità di farlo.

La stagione appena chiusa è andata esattamente come ci si aspettava e per il futuro sarà opportuno imparare a fare le scelte corrette, scevre da vincoli legati a sponsors e basate sul potenziale dell’atleta e non sulla riconoscenza verso chi ha vinto in passato, sentimento tanto caro al nostro CT Cassani.

Non è certo tutto da gettare alle ortiche, anzi l’esperienza di uomini come Vincenzo Nibali è da conservare ed amministrare con cura ora più che mai, è tempo di mettere a servizio dei giovani l’esperienza accumulata negli anni passati.

Matteo Moschetti, Andrea Piccolo, Emanuele Battistella, Matteo Fabbro, Filippo Ganna, Giacomo Nizzolo, Giulio Ciccone, Jacopo Mosca, Matteo Sobrero, in questi nomi c’è il ciclismo di domani, ci sono campioni del Mondo di categoria, atleti che hanno indossato maglie importanti, giovani che possono iniziare a vincere da subito.
In questi nomi c’è il ciclismo italiano di domani,

Che non avremmo vinto nulla, a mondiali, Giro e Tour con i capitani scelti lo sapevemamo con largo anticipo, ciò che non sapremo mai è come sarebbe andata con scelte diverse.
Fortunatamente Filippo Ganna è stata una scelta obbligata!




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