Gio. Set 24th, 2020
Fabio Aru
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Brutta giornata

Nona tappa del Tour de France 2020, il gruppo ha lasciato la linea di partenza da poco e Fabio Aru (AUE) inizia a perdere terreno, dopo meno di un’ora di corsa accumula più di 10 minuti di ritardo.
E’ solo l’inizio del calvario che lo porterà a scendere dalla bicicletta e salire sull’ammiraglia.
Poco dopo Beppe Saronni ha parole pesanti nei confronti del sardo “Fabio non era da convocare per il Tour, non ha ne il carattere ne la condizione necessaria !”.

Ma cosa è successo ad un ragazzo che sino a poco tempo fa era uno dei più forti scalatori del ciclismo italiano ?
Quanto è successo al tour è ormai ricorrente, e sarebbe opportuno che chi gestisce l’atleta si preoccupi, non di iscriverlo a competizioni di altissimo livello, ma di tutelarne la salute.

L’intervento di marzo 2019

Fabio Aru, nel marzo 2019, si è sottoposto ad un intervento di angioplastica per il posizionamento di stent all’arteria iliaca per ripristinare il normale apporto di sangue alla gamba sinistra, che per una costrizione, durante lo sforzo agonistico, non riceveva più il un flusso sufficiente.

Intervento riuscito

Fabio da quel giorno non è più tornato l’atleta che conoscevamo, piaccia o no, questo indicano i fatti.
Il Corriere della Sera, nei primi giorni del mese di Aprile 2019, riporta quanto, il direttore dell’Unità di Chirurgia Vascolare all’Irccs San Raffaele di Milano, Roberto Chiesa pensa sul tipo di soluzione scelta per l’atleta :

“Io non avrei mai inserito uno stent nell’arteria di un ciclista, primo perché la letteratura scientifica è quasi unanime nel giudicare l’intervento controindicato, secondo perché anche con lo stent il muscolo psoas e l’arteria continuano a fare lo stesso movimento e la vena rischia di chiudersi e infiammarsi in breve tempo. L’unico intervento efficace che riconosco è quello chirurgico che prevede l’apertura della vena e la sua ripulitura. Mia opinione personale: non capisco perché un atleta di altissimo livello e la sua squadra non si siano rivolti o non abbiano chiesto un consulto a più voci in una grande struttura. Ma ciascuno è libero di farsi curare da chi meglio crede”. 

Naturalmente di diverso avviso è il Dottor Paolo Raugei, chirurgo vascolare del Nuovo Ospedale di Prato, che si è occupato del problema del corridore sardo :

Il trattamento endo-vascolare negli ultimi anni si sta mostrando sempre più efficace oltre a consentire tempi di recupero rapidi e un graduale ritorno al livello precedente di performance. Io sono convinto che la stenosi dell’arteria iliaca sia un fenomeno molto diffuso tra i ciclisti ma poco diagnosticato, un po’ perché i medici sportivi non riescono a interpretarlo, un po’ perché gli atleti hanno paura di denunciarne i sintomi per non avere problemi contrattuali. Stiamo anche sperimentando un sistema di diagnosi veloce da applicare su vasta scala“.

A parte lo scivolone sul discorso contratti, la valutazione appare ineccepibile.
Oggi sono davvero tantissimi gli interventi in Emodinamica che risolvono casi infinitamente più complessi di quello di Fabio Aru, ad esempio la stessa tecnica è applicata a problemi coronarici.

Le complicazioni dell’applicare uno stent ad uno sportivo

Entrambi i medici no fanno menzione circa le terapie di mantenimento post operatorie.
Anche se nel caso dell’applicazione di stent, i protocolli di medicina, prevedono antiaggreganti nell’immediato post-operatorio e successivamente acido acetil salicilico, al secolo aspirina, che comunque ha effetti sui livelli di ematocrito, abbassandolo, e quindi un apporto minore di ossigeno ai muscoli durante il gesto agonistico del corridore.

Lo scopo dell’aspirina è quello di tenere il sangue il più fluido possibile al fine di evitare ostruzioni dello stent e quindi dell’arteria.

Nell’ipotesi avanzata dal Dott.Chiesa, la terapia si ridurrebbe al solo post-operatorio, in quanto l’ostruzione sarebbe stata rimossa chirurgicamente.

L’applicazione dello stent, inoltre, non è esente da infiammazioni e quindi fastidi per chi lo porta.

Sicuramente saranno avviati accertamenti sul malessere di Fabio Aru, al quale auguriamo di tornare presto ai livelli che gli competono.
E comunque, sempre, preoccuparsi prima della salute!

forza campione


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