Matteo Fabbro
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Mi viene il sospetto che ciò che riusciamo a fare nel ciclismo è di gran lunga inferiore a ciò che, con scelte diverse e comunque basate su parametri diversi, potremmo fare.
Le ragioni sono dichiarate dai vertici tecnici del nostro ciclismo. Secondo i quali asserire che abbiamo corridori un tantino avanti nell’età, evidenzierebbe una ingratitudine esagerata nei confronti di chi ci ha regalato vittorie.

In realtà il tifoso è grato in eterno al campione che vinca o meno, tuttavia non è per gratitudine che si scelgono atleti per farne un gruppo vincente.

Non è eticamente corretto per un selezionatore, scegliere componenti della squadra per gratitudine. Magari considerarne le qualità atletiche e morali, quelle si! La lealtà verso il gruppo.

E’ fuori luogo farsi scudo dietro l’oro vinto da Filippo Ganna al mondiale Imola 2020, siamo tutti stra-felici per l’alloro conquistato dal nostro crono-man, che rappresenta comunque una scelta forzata in quel tipo di competizione, e che non cancella la pessima performance dell’Italia nella prova in linea, dove tutto si è risolto con un “abbiamo fatto il possibile“, si il possibile con gli uomini che abbiamo scelto.

Chiedo, non si poteva fare, per caso, solo qualche piccola modifica alle scelte ? Per essere, non vincenti, solo un po’ più coraggiosi!
No! Non è nell’indole del tecnico italiano.

Leggo oggi, nel dopo tappa, il commento di Davide Cassani, dove parla del ciclismo italiano. Scrive facendo i complimenti a Matteo Fabbro (25 anni) e dice che oggi il giovane lavora per gli altri, mentre in futuro gli altri lavoreranno per lui!
Il peggior commento che un CT poteva partorire, e lo pubblica anche su FB!

Questo succede nella nostra Italia sportiva, se Matteo Fabbro fosse stato sloveno, avrebbe avuto tutta la squadra a tirare per lui, non voglio dire come Tadej Pogacar a 22 anni, ma a 25 sicuro, tipo Mateji Fabbrovic, che parte stacca il gruppo dei migliori, vince la tappa di oggi e se non lo fermano vince, stasera, pure la tappa di domani.

Il problema italiano non è l’assenza di talenti, ma la carenza di intraprendenza, lungimiranza e coraggio. E Senza dimenticare che siamo molto, dico, molto grati a tutti.
Siamo e siamo stati grati con chiunque, tranne con chi meritava davvero la nostra gratitudine, sarà per questo che lo avete abbandonato, per poi seguirlo per sempre, e già… proprio lui…. Marco.

E poi, diciamolo, per gratitudine abbiamo le dirette televisive RAI di ciclismo, farcite di commentatori tecnici, tutti rigorosamente campioni del mondo. Mi viene il sospetto che Silvio Martinello sia stato silurato da Auro Bulbarelli perché non aveva in curriculum il titolo iridato su strada, oltre a conoscere troppo bene la nostra lingua!

vuoi vedere che il re leone……

l ciclismo italiano e tutt’ altro che morto! E crudele sarebbe dire che ha qualche anno sulle spalle e cioè che pecca di anzianità, perché questo denoterebbe grande ingratitudine verso coloro che ci hanno dato e continuano a darci mille e più soddisfazioni. Dopo l’impresa di Ganna abbiamo avuto l’ eccellente acuto di Ulissi e oggi Vincenzo Nibali ha dimostrato che è più vivo che mai. A proposito di uomini esperti complimenti a Giovanni Visconti e Domenico Pozzovivo. Che grinta. Il primo giorno abbiamo applaudito Ganna in rosa (24 anni) e Matteo Sobrero, neo professionista di 23 anni classificatosi settimo. Ieri bravissimo Diego Ulissi (31 anni) con Luca Wackermann (28 anni) ottimo quinto. Oggi, encomiabile Giovanni Visconti (37 anni) in forte crescita Vincenzo Nibali (35 anni) inossidabile Domenico Pozzovivo (37 anni). E Matteo Fabbro? 25 anni ma con ampi margini di miglioramento. Ora lavora per gli altri ma in futuro saranno altri a tirare per lui. Un ciclismo italiano che punta sui giovani, si avvale dei trentenni e confida sull’esperienza di campioni sempreverdi. Strano questo giro ma affascinante, addirittura sorprendente. Ne vedremo delle belle.

Pubblicato da Davide Cassani su Lunedì 5 ottobre 2020


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