Mer. Ott 21st, 2020
tadej pogacar
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Solo fra qualche tempo, realizzeremo che ciò a cui abbiamo assistito ieri pomeriggio sulle strade del Tour de France, non si tratta soltanto della vittoria di Tadej Pogačar, ma è un capitolo della storia di uno sport che realizza sogni, e ieri, il capitolo di Pogi, è stato aggiunto con ciò che abbiamo visto e, sopratutto, ciò che vedremo.
Probabilmente nemmeno lui ha ancora piena coscienza di ciò che ha fatto, non lo ancora realizzato. Sicuramente, noi, abbiamo realizzato che un nuovo campione si è consacrato all’altare del ciclismo, si, perché solo un campione vero può fare simili imprese.

Credo che quando un ragazzo così giovane, come è Tadej , si trova a correre il Tour de France, per quanto possa essere professionista della bicicletta, non può sfuggire al confronto con i miti e le leggende che una corsa come il Tour porta con se, ed al loro fascino.

Questo è il ciclismo, e anche Tadej come chiunque ami pedalare con il vento in faccia, durante l’ avventura che lo ha portato fino ai campi elisi, li ha incontrati tutti.
Fausto Coppi, Marco Pantani, Gino Bartali, Gastone Nencini, Felice Gimondi, Laurent Fignon, Tadej li ha incontrati tutti durante queste tre settimane di corsa.
Si, perché quando pedali da solo, come oggi è successo a Tadej, solo non sei mai. Questo è il ciclismo!
Se riesci non voltarti, puoi sentire il rumore dei loro deragliatori, il suono dei loro tubolari scorrere sulla strada. Quando sei sul punto di vincere la corsa gialla, i sogni non li metti da parte, perché questo è il ciclismo!

La storia che amiamo ricordare, fatta di racconti che arrivano dal passato, di fotografie in bianco e nero, di borracce che passano di mano in mano per lenire la calura che dell’asfalto sale sino agli occhi, di braccia alzate con i polmoni che scoppiano e che abbracciano compagni e massaggiatori. E qualche volta fatti di lacrime, che non ti potranno impedire di riprovarci!

La storia di ieri è nata per volontà di due grandi campioni, due ragazzi sloveni che hanno dato anima a questo Tour de France con le loro corse che si sono sfiorate per più di venti giorni per poi allontanarsi per sempre.

Il dramma di Primoz Roglic, seduto sull’asfalto incredulo ancora con il fiato corto, e la favola di Tadej Pogacar che quando capisce di aver vinto scoppia in lacrime !

Fra poche ore, la carovana del Tour de France numero 107 spegnerà i riflettori e riporrà i lustrini, solo sino al prossimo anno s’intende, le strade francesi tornano a fare il loro mestiere e senza il peloton che le attraversa.

E a noi cosa resta? Il regalo di aver potuto assistere ad una sfida memorabile, un nuovo campione e le sue gesta.
Ricordi da mettere insieme alle imprese di Marco Pantani sulla salita di Oropa, o sull’Alpe d’Huez, e di Michele Scarponi nella mitica tappa alpina dove, pur essendo in fuga solitaria e ormai imprendibile , anziché andare a vincere, si fermò ad aspettare il suo capitano Vincenzo Nibali, che vinse poi il Giro d’Italia. La vittoriosa cavalcata di Francesco Moser a Verona, simile nei modi a quella che ieri abbiamo gustato.

Un Tour che ci restituisce un ciclismo a tratti romantico, che mancava da un po, probabilmente da quando il pirata lo portò con se, per restituirlo oggi a Tadej Pogacar, di Komenda e che domani compirà 22 anni.
Questo è il ciclismo…

Auguri Tadej, facci sognare ancora, intanto goditi la questa splendida marcia sui campi elisi! e… buon compleanno!

TadejPogacarPromozRoglic



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